Introduzione
Tutto nasce dalla lettura dell’articolo Cosa ci raccontano gli sfondi d’arte dietro i leader collegati in tv pubblicato su «Repubblica», che racconta il lavoro avviato dal professor Maurizio Finotto, docente di “Linguaggio e Tecniche dell’Audiovisivo” all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Il progetto consiste nel raccogliere e analizzare le immagini dei collegamenti in cui politici (e non solo) scelgono di avere opere d’arte come sfondo nei propri video-messaggi.
Gli esempi non mancano: si ritrovano nei collegamenti di Matteo Salvini (durante Rainews 24) o di Flavio Briatore, che non è un politico ma, da imprenditore, interviene spesso nel dibattito televisivo. E compaiono anche nei video di Nicola Zingaretti, Virginia Raggi, Giorgia Meloni, per citare solo alcuni nomi tra i molti.
Durante e dopo la pandemia da coronavirus, informazione televisiva e web si sono adattate al formato dei collegamenti “fai-da-te”: politici, imprenditori, giornalisti, opinionisti — tutti inquadrati in casa o in ufficio. Le librerie sullo sfondo sono diventate quasi uno standard; ogni tanto, però, compare qualcosa di diverso. E lì il quadro cambia davvero: può essere interessante — persino piacevole — scorgere un dipinto, una litografia o una fotografia alle spalle di chi parla.
Il caso Enrico Letta: la libreira, un classico rivisitato
A causa della pandemia, i collegamenti video hanno spostato i politici fuori dagli spazi istituzionali: niente tricolore, niente arazzi, niente scrivanie “di rappresentanza”. Ora — salvo motivi seri — si resta a casa. E così, inevitabilmente, si finisce nei loro salotti.
È in questo contesto che compaiono dettagli inattesi: per esempio la collezione di Topolino e il Subbuteo nella libreria di Enrico Letta, durante un collegamento a Propaganda Live.

Enrico Letta a Propaganda Live
Giorgia Meloni, la regina di scacchi?
Conta relativamente che sullo sfondo ci sia un’opera d’arte “vera” o, più semplicemente, il poster della Gioconda. In un collegamento video, ciò che funziona davvero è il messaggio simbolico.
Nel caso di Giorgia Meloni, gli scacchi alle sue spalle comunicano subito rigore (la bicromia netta di bianco e nero), controllo e disciplina. E soprattutto rimandano alla dimensione strategica del gioco: pianificazione, mosse calcolate, visione a medio-lungo termine. Un oggetto semplice, ma con un sottotesto chiarissimo.
Nicola Zingaretti e la sua città frammentata
Per il messaggio di auguri del 1° maggio, Nicola Zingaretti sceglie come sfondo un paesaggio urbano policromo, frammentato, quasi graffiato. Le forme sono spezzate, la città sembra in movimento continuo, agitata e caotica. In mezzo a questa instabilità visiva, il rosso resta l’unico punto fermo: un segnale che tiene insieme la scena e le dà direzione.

Nicola Zingaretti (IG)
Virgina Raggi e la speranza degli arcobaleni
Chiudo con Virginia Raggi, in collegamento con Live – Non è la d’Urso. Sullo sfondo compaiono gli arcobaleni disegnati dai bambini, con l’augurio-slogan che ha accompagnato quei mesi: “andrà tutto bene”.
La scelta è chiara: dare centralità ai disegni, messi in primo piano, mentre le cornici e gli altri dettagli restano appena accennati sul fondo. Anche l’inquadratura è curata: niente grandangolo tipico delle webcam dei portatili. Lo sfondo è morbido, sfumato, ma il messaggio arriva netto — quello che, per un periodo, ci siamo ripetuti all’infinito.
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Bell articolo