Tu cosa vedi?
Com’era Roma, durante il Lockdown? Fra la paura e la preoccupazione, a volte, c’è la curiosità di oltrepassare i limiti imposti e uscire di casa per vedere, semplicemente, che aria tira per strada. Fosse anche il silenzio inconsueto di una capitale. Molti hanno continuato a lavorare, certamente, ci sono tutta una serie di servizi che non si possono fermare di colpo. Allora, chi ha abitato quelle strade e piazze? Nella capitale molti non hanno idea di quello che sta succedendo. La tv è un telegiornale no-stop, alle 18:00 si attende il bollettino della protezione civile, le mascherine sono in produzione, siamo in uno stato di pandemia e i fotografi Carolina Farina (@caroleeoh), Ugo Leonetti (@efferalgun), Andrea Martella (@andrea.martella.photography) e Umberto Tati (@umbertotati) testimoniano ciò che accade fuori.
Lo spazio dubbioso
La mostra “Storie di Quartiere” restituisce un frammento di Roma in quelle settimane. L’esposizione fotografica è curata dal collettivo Marciapiedi Expo, nato nel 2017 nello spazio espositivo autogestito GarageZero. Il gruppo riunisce fotografi e attivisti provenienti da diversi quartieri della città e lavora sulle “questioni delle periferie”, usando la fotografia per mettere in evidenza le contraddizioni del presente, intrecciando arte e lotte sociali.
Questa è la quarta edizione e, quest’anno, gli organizzatori dichiarano di riconoscersi nelle parole di Georges Perec:
«Lo spazio è un dubbio: devo continuamente individuarlo, designarlo. Non è mai mio, mai mi viene dato, devo conquistarlo. I miei spazi sono fragili: il tempo li consumerà, li distruggerà: niente somiglierà più a quel che era, i miei ricordi mi tradiranno…»
È un’idea che torna utile per leggere le immagini: lo spazio non è fisso, cambia a seconda di chi lo attraversa e del tempo in cui lo vive. I parchi deserti, le finestre con lo slogan “Andrà tutto bene”, le serrande abbassate: più che semplici scenografie, sono documenti. Questa pandemia ha prodotto un’iconografia precisa.
Le mascherine, per esempio, sono ovunque: sui rider delle consegne a domicilio, su chi si sposta con i mezzi pubblici, su chi fa la spesa. Le file fuori dai supermercati diventano normalità. E dentro quel “deserto” solo apparente continua una routine, riscritta: nuovi gesti per salutarsi, distanze misurate, corpi che imparano a stare lontani.
Comments
Semplicemente. BRAVISSIMI.
Grazie.
Grande Giulia, bell’articolo!