Se piace l’equilibrio dei ritratti femminili illuminati da una luce nordica, tutta naturale, questa mostra non si può perdere. Tutto emerge dal nero, fissato in un momento ben preciso, nelle lunghe ore olandesi. La mostra si compone di undici fotografie di medio e grande formato, curate da Claudio Composti, tra ritratti femminili e nature morte.
È una selezione che funziona proprio perché non prova a “riassumere” un’autrice: ti fa capire subito qual è la sua ossessione. La pelle come superficie viva, la luce laterale che scava i volumi, il nero che isola tutto e porta la scena fuori dal tempo. È una fotografia controllata, ma non fredda: sotto resta sempre una fragilità.
Dentro ci passano alcune serie chiave: la Rembrandt Series, Galatea, Hortus Nocturnum (i fiori trattati quasi come corpi). Quello che emerge di più è la tensione tra controllo e fragilità: pose calme, luce pulita, e un senso costante del tempo che sta lavorando sulle cose.
Dal ritratto “atemporale” all’estetica del feed
C’è però un corto circuito inevitabile, oggi: questa femminilità “sospesa”, fuori dal tempo, entra in un’epoca in cui l’immagine del corpo femminile è raramente neutra. Nel feed la pelle è superficie da ottimizzare: uniformare, correggere, rendere “leggibile” in un secondo. Qui succede qualcosa di diverso: la pelle non è un supporto, è il soggetto. Nei, segni, leggere asimmetrie—tutto ciò che nel digitale viene spesso limato—diventa informazione, e richiede tempo. Il rischio, semmai, è che proprio questa lentezza venga travestita da stile: “pittura olandese”, “luce perfetta”, “nudo elegante”, e che la complessità si riduca a un filtro colto.
Allo stesso tempo, sarebbe comodo liquidare queste immagini come semplice oggettivazione: il corpo isolato nel nero, esposto alla vista, sembra consegnarsi allo sguardo. Ma la regia di van de Puttelaar non punta sulla disponibilità: punta sul controllo. Le pose sono contenute, il desiderio non è guidato da una narrativa facile, e la vulnerabilità non è spettacolarizzata. In un panorama—digitale e non—dove l’intimità viene spesso messa a valore (like, attenzione, consumo), questo contenimento può funzionare anche come forma di resistenza: non seduce per eccesso, non “intrattiene”, non chiede consenso immediato.
Resta un’ultima frizione, più sociale che estetica: l’idea di bellezza “atemporale” non è mai davvero universale, perché la storia ha sempre selezionato chi può stare dentro quell’atemporalità. Il richiamo alla tradizione pittorica europea e l’astrazione del contesto possono amplificare una femminilità archetipica—raffinata, silenziosa, quasi sacrale—che oggi convive con altre richieste: identità plurali, corpi situati, narrazioni che non si limitino alla superficie. Non è un difetto automatico dell’opera, ma è il punto in cui lo sguardo contemporaneo (anche fuori dal digitale) diventa più esigente: non chiede solo “che immagine è?”, ma anche “chi resta fuori da questa immagine?
Riassumendo
Cosa vedere
“Northern lights”, prima mostra personale fotografica italiana dell’artista Carla van de Puttelaar, a cura di Claudio Composti.
Quando
31 marzo – 20 maggio 2022.
Dove: Other Size Gallery, Via Andrea Maffei, 1, Milano.
Direzione artistica e ufficio stampa: NORA Comunicazione
Curiosità: il catalogo è una piccola opera d’arte