Sito web per artisti: cosa copiare (e cosa evitare) dai grandi + checklist pratica
Aggiornato | gennaio 2026
I social portano attenzione. Un sito web, invece, mette ordine: è l’archivio stabile del tuo lavoro, quello che mandi a curatori, gallerie, giornalisti, collezionisti, commissioni e partner. E soprattutto: è tuo, non dipende dagli algoritmi.
Nota importante: volendo, il sito può essere anche il centro di una strategia di acquisizione con ADV online (Meta/Instagram Ads, Google Ads, campagne su landing, retargeting, ecc.). Però qui mantengo il focus su un approccio iniziale, concreto e sostenibile, con budget contenuto, pensato soprattutto per giovani artisti: prima costruisci una base solida (sito + contenuti + contatti), poi, se ha senso, amplifichi con l’ADV.
In questo articolo guardo cinque siti di artisti famosissimi (molto diversi tra loro) e tiro fuori una lezione semplice: non esiste un “sito perfetto”, esiste un sito coerente con l’identità dell’artista e funzionale per chi lo visita.
Nota: i siti cambiano nel tempo. Le osservazioni qui sotto si basano su una verifica del 31/01/2026.
Prima di tutto: a cosa ti serve il sito?
Prima di parlare di design, chiarisci l’obiettivo. Di solito gli artisti ricadono in uno (o più) di questi casi:
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Portfolio per opportunità: mostre, residenze, bandi, curatori, stampa.
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Vendita / contatti commerciali: richieste di prezzo, edizioni, opere disponibili, commissioni.
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Reputazione e archivio: rendere consultabile una carriera (mostre, testi, collezioni, press).
Se non scegli una priorità, finisci con un sito “bello” ma inutile.
Il minimo indispensabile (MVP) che il tuo sito deve avere
Se parti da zero, punta a queste 10 cose. Tutto il resto viene dopo:
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Homepage chiara: chi sei + cosa fai (anche una riga basta).
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Opere / Progetti: pochi lavori selezionati, presentati bene.
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Schede opera decenti: titolo, anno, tecnica/materiali, dimensioni, eventuale edizione.
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Bio breve + CV: due livelli, uno umano e uno “da addetti ai lavori”.
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Sezione press/testi (anche minima): rassegna stampa o link selezionati.
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Contatti: mail (o form) + eventuale studio/management.
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Link social (senza farli diventare il sito).
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Navigazione leggibile: menu semplice, poche voci, nomi chiari.
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Mobile first: se da telefono non si capisce niente, hai perso.
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Velocità: immagini belle sì, ma ottimizzate.
5 siti di artisti famosi: cosa rubare (legalmente)
1) Maurizio Cattelan: quando il sito diventa un’opera (e un gioco)
“Made in Catteland” non sembra nemmeno un sito “classico”: è un progetto pop, interattivo, con un tono coerente con l’artista (“Art for all”) e perfino un mini-game (“Kill the idiots”).
2) Yayoi Kusama: identità visiva + regole chiare sull’uso delle immagini
Il punto qui non è “bello/brutto”: è immediatamente riconoscibile. E soprattutto fa una cosa che tanti artisti ignorano: mette nero su bianco regole e avvisi (copyright/uso immagini, comunicazioni su falsi e NFT non autorizzati, ecc.). Qui il sito.
Cosa imparare
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Identità visiva coerente = riconoscibilità.
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Se lavori con immagini molto “copiate”, una policy chiara ti evita problemi e ambiguità.
3) Anish Kapoor: sperimentazione sì, ma attenzione alla leggibilità
Il sito di Kapoor (come descritto anche nell’articolo originale) spinge su una logica concettuale basata sulle parole, quasi come se l’archivio fosse un testo vivo. Qui il sito.
Cosa imparare
La regola che non devi violare
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Se per capire dove cliccare devo fare fatica, una parte del pubblico se ne va. Accessibilità e leggibilità non sono “optional”, sono conversione (contatti, opportunità, richieste).
4) Jeff Koons: archivio perfetto, con schede opera “da manuale”
Qui c’è un approccio opposto a Cattelan: un sito molto ordinato, con sezioni chiare (Artwork, Exhibitions, Biography, Bibliography) e una presentazione delle opere ricchissima di dettagli: tecnica/materiali, misure, edizione, mostre, letteratura, “on view now”.
Cosa imparare
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Le schede opera sono un asset: aiutano curatori, stampa e collezionisti a lavorare bene (e a fidarsi).
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La navigazione per serie/periodi è ottima quando il corpus è grande.
5) Christopher Wool: cronologia rigorosa + sezione Info (ma manca la porta d’ingresso)
Il sito è costruito come un archivio per anni, e sopra c’è una sezione “Info” con Biografia, Pubblicazioni, Press e “Current/Upcoming”. È un’impostazione fredda ma efficace per chi cerca dati. Qui il sito.
Cosa imparare
Cosa manca (e che a te serve)
Checklist finale prima di pubblicare
Se vuoi una guida pratica, eccola: spunta e vai online.